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MONTHLY INVESTMENT BRIEF 

DICEMBRE 2019

 

Laurent Denize

Laurent Denize,
GLOBAL CO-CIO &
GLOBAL HEAD OF FIXED INCOME


Se la guerra commerciale fa una pausa e se i dati macroeconomici confermano la loro ripresa, bisognerà adottare tatticamente delle strategie che favoriscano la reflazione

Da inizio anno le performance e i flussi sui mercati azionari seguono traiettorie totalmente opposte: una performance positiva del 25% contro flussi nettamente negativi alimentati dal crollo verticale ed esagerato dell’ultimo trimestre 2018 e dai pesanti timori che hanno caratterizzato l’inizio dell’anno. Gli investitori sembrano aver approfittato del leggero rimbalzo iniziato nel mese di gennaio per alleggerire le loro esposizioni. Ma in un contesto di tassi nulli, se non negativi, questi stessi investitori si sono privati di oltre 4 anni di potenziali guadagni stimati.

In effetti, adottando due misure semplici di rendimento stimato arriviamo più o meno allo stesso risultato sulle aspettative di performance a medio termine per le azioni europee:

3% di dividendi + 3% crescita utile per azione = 6%

1/PE = 1/14.7 = 6.80%

Avremo l’occasione di descrivere più in dettaglio il nostro scenario per il 2020 nella nostra strategia d'investimento di gennaio ma il tono è decisamente positivo per i mercati europei, sia in un’ottica di arbitraggi che di scelte direzionali forti.

In effetti, la pubblicazione dell’indice ISM manifatturiero negli USA ha lanciato un messaggio poco chiaro, con un calo al 48,1 a novembre contro il 48,3 di ottobre, mentre il consenso si collocava a 49,2. Malgrado le speranze di un accordo di fase 1, la guerra commerciale continua ad oscurare la visibilità e penalizza l’attività delle aziende americane: i nuovi ordinativi segnano un altro rallentamento (la componente è scesa da 49,1 a 47,2, ovvero molto oltre la soglia di 50 che separa l’espansione dalla contrazione). In assenza di una soluzione e con un rischio sempre lancinante di nuovi dazi doganali il prossimo 15 dicembre tra Cina e Stati Uniti, la parola d'ordine per questa fine anno è pazienza.

Le valorizzazioni sono tese negli USA e gli investitori sembrano aver preso in considerazione la quasi totalità delle buone notizie. Una pausa sarebbe salutare e consentirebbe di prevedere il mese di gennaio con più serenità.

Per finire con un indicatore positivo, il mercato del credito high yield ha subito un’evoluzione negli ultimi due anni. Le obbligazioni B hanno decisamente sovraperformato le obbligazioni BB più difensive e più correlate ai tassi d’interesse. Il leggero miglioramento degli indicatori europei ha favorito il ritracciamento delle obbligazioni più rischiose. Pensiamo che questa tendenza si amplificherà a inizio anno.

Alla fine, se la guerra commerciale fa una pausa e se i dati macroeconomici confermano la loro ripresa, bisognerà adottare tatticamente delle strategie che favoriscano la reflazione, ovvero vendere le azioni di “qualità” (redditizie) sovracomprate ed effettuare una rotazione verso il “value”. Lo stesso per le obbligazioni. Un movimento di flussi verso l’Europa e i mercati emergenti potrebbe accompagnare la sovraperformance di queste zone rispetto agli Stati Uniti per un semplice motivo: il previsto indebolimento del dollaro porterà con sé importanti trasferimenti di capitale. Pensiamo che la fuga di capitali verso l’Europa sia di 188 miliardi di dollari dalla crisi del 2008. Cosa che dovrebbe sostenere il mercato, anche tenendo conto del “fattore Trump”.

Vi diamo appuntamento a quando faremo il punto sulla strategia d’investimento di inizio anno, ma nel frattempo, vi auguriamo felicissime Feste.

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