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Un’inflazione sostenibilmente provvisoria

MONTHLY INVESTMENT BRIEF

DICEMBRE 2021

 

Laurent Denize

Laurent Denize,
GLOBAL CIO

In un simile contesto, trainato da una crescita robusta, occorre preferire le classi d’attivi in grado di limitare l’erosione del capitale causata dall’inflazione, come le azioni quotate e il Private Equity

In un’ipotetica letterina a Babbo Natale, la risposta alla domanda: “come reagiranno le banche centrali all’inflazione l’anno prossimo” sarebbe sicuramente in buona posizione.

Torniamo per un attimo ai parametri che hanno spinto l’inflazione a nuovi massimi.

I colli di bottiglia successivi allo shock dell’offerta, uniti al contraccolpo di una domanda legata alla conservazione dei redditi disponibili hanno fatto rimbalzare i prezzi dei beni durevoli e delle materie prime. Al contrario, i successivi lockdown avrebbero dovuto calmare i prezzi dei servizi, ma così non è stato.

In effetti, un’ampia parte dell’insufficienza della domanda di servizi si deve ad un cambiamento nei comportamenti che non può essere attenuato dal calo nei prezzi. Se qualcuno non va al cinema o non prende un aereo perché teme di farsi contagiare dal Covid, ridurre i prezzi non lo spingerà a cambiare idea. Le famiglie potrebbero addirittura interpretare il calo nei prezzi come un segnale di maggiore rischio, esacerbando l’avversione. In termini tecnici, l'elasticità della domanda per alcuni servizi si è quindi invertita.

Il problema è pesante per le banche centrali, poiché se l’elasticità nella domanda dei servizi è cambiata, l’aumento dell’inflazione globale non è più un indicatore affidabile dell’aumento della domanda globale. È il motivo per cui gli investitori possono temere un errore di politica monetaria delle banche centrali. Sia attraverso un inasprimento troppo repentino, che spezzerebbe la dinamica di crescita, sia tramite un comportamento troppo attendista, noto anche come “dietro la curva” che favorisca effetti secondari (aumento degli stipendi, aspettative di famiglie e investitori riviste al rialzo…) e un cambiamento di regime più inflazionistico.

Gli investitori preferiscono ancora la tesi di un’inflazione transitoria o piuttosto di un ritorno alla stagnazione secolare. Il tasso delle obbligazioni americane a 30 anni all’1,70% con un’inflazione annua al 6,2% e una crescita del PIL al 5,5% per il 2021 rispecchiano perfettamente la repressione finanziaria portata avanti dalle banche centrali, ma anche una crescita che tornerebbe verso un potenziale in fin dei conti limitato.

Se così fosse, occorrerà continuare a privilegiare le azioni di qualità e growth.

Analizziamo più da vicino lo scenario ottimista: la pandemia dovrebbe trasformarsi in endemia nel 2022 e consentire una normalizzazione delle politiche monetarie. Le banche centrali tuttavia dovranno dare prova di flessibilità nel ridurre i loro programmi d’acquisto e nel pianificare il rialzo dei tassi. In effetti, un rialzo troppo violento avrebbe come conseguenza un appesantimento del fardello di debito degli Stati, erodendo ulteriormente i deficit di bilancio.

Se dovessimo classificare i rischi in ordine decrescente per l’insieme delle classi d’attivi, i tassi lunghi americani sarebbero in cima. In effetti, in caso di ripresa dei tassi dei Treasury americani a 30 anni al 2,50% (contro l’attuale 1,70%), ovvero ai livelli di marzo 2021, e considerando una duration di 22,8, la performance sarebbe di -18% (0,8%*22,8) qualora tutto il resto rimanesse invariato.

In un simile contesto, trainato da una crescita robusta, occorre preferire le classi d’attivi in grado di limitare l’erosione del capitale causata dall’inflazione, come le azioni quotate e il Private Equity.

D’altro canto, la traiettoria del biglietto verde darà una buona idea della performance degli attivi regionali. Se il dollaro dovesse calare, sarà necessario guardare all’Europa e ai mercati emergenti. Se continuerà ad apprezzarsi, gli Stati Uniti offriranno certamente ancora una volta le performance migliori.

Non mi resta che augurarvi buone feste di fine anno. Prendetevi cura di voi e ci ritroviamo in occasione della presentazione della nostra strategie d’investimento durante “ODDO BHF Live 2022” il 10 gennaio 2022 alle 12:45.

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